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Affido Minori: Italia condannata dalla Corte di Strasburgo

La Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per violazione della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali. Nella disputa per l’affido di un minore la Corte di Strasburgo ha rilevato che il nostro Paese non è riuscito a prendere tutte le misure necessarie per garantire la relazione tra un genitore e suo figlio.

La condanna si riferisce al caso di un padre che nel 2010 si è visto allontanare dalla casa coniugale in seguito alla separazione dalla moglie. Questo ha comportato anche l’allontanamento dalla figlia piccola che la madre aveva autorizzato a vedere solo due volte alla settimana per mezz’ora al giorno.

Dopo il normale e lento,  come  suggerisce la Corte, iter di Giustizia italiano (Tribunale, Corte d’Appello), l’uomo ha adito la Corte europea perché considera che le Autorità italiane hanno addotto nei suoi riguardi “una violazione del diritto al rispetto della vita familiare”, aggiungendo che “la giurisdizione interna non ha rispettato né garantito concretamente il suo diritto di visita”.

Sempre secondo il padre tutto questo ha “irrimediabilmente compromesso” il rapporto tra lui e sua figlia  sostenendo che la lentezza dell’iter giuridico ha costituito “un’ingerenza eccessiva e arbitraria” in quello stesso rapporto.

L’uomo invoca in tal senso  l’articolo 8 della Convenzione per cui “Ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, del proprio domicilio e della propria corrispondenza. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui”.

I Giudici di Strasburgo hanno ricordato che “per un genitore e suo figlio stare insieme rappresenta un  elemento fondamentale della vita familiare e che le misure interne che lo impediscono costituiscono un ingerenza nel Diritto protetto dall’articolo 8 della Convenzione”.

Ancora una volta, dunque, l’Europa condanna l’Italia per non aver messo in campo un “arsenale giuridico adeguato” (Lombardo c. Italia 29 gennaio 2013). Nell’ ambito della giurisprudenza minorile sono le associazioni forensi, in particolare CAMMINO-Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni, ONDF-Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia, UNCC-Unione Nazionale Camere Civili, che portano avanti una battaglia che punta alla riforma di questo particolare e sensibile settore della Giustizia.

Qui la sentenza della della Corte di Strasburgo

Circa Stefania Di Ceglie

Stefania Di Ceglie
Giornalista

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