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Antitrust: la modalità di pagamento non può influire sul costo delle bollette

Due provvedimenti e l’Antitrust dimostra di essersi mosso in favore della trasparenza nei rapporti tra consumatori e privati. Oggetto in esame sono le spese previste per alcuni metodi di pagamento, i quali vanno a ricadere sempre sul contraente debole nonostante il Codice dei Consumatori, all’art. 62, comma I, sia molto chiaro a riguardo: «I professionisti non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti, ovvero nei casi espressamente stabiliti, tariffe che superino quelle sostenute dal professionista». Per averne un’idea, basta leggere le voci di spesa presenti sulle bollette prodotte dall’erogatore di energia elettrica o gas (esempio, la voce “domiciliazione bolletta”).

I due casi esaminati sono stati entrambi avanzati da singoli consumatori.
Il primo riguarda il costo aggiuntivo di 1 euro previsto se l’utente sceglie di farsi domiciliare la fattura a casa per poi pagarla tramite bollettino postale; costo non previsto se si sceglie di pagare tramite addebito sul conto bancario. Tale costo veniva poi esatto anche nel caso in cui il cliente esercitasse il diritto di recesso dal contratto di somministrazione durante la sua esecuzione, giustificato dalla stessa impresa come «un valore a forfait di costi di collection che le aziende devono sostenere ma che, in caso di idonea garanzia, nella forma di addebito diretto in conto corrente, possono permettersi di non applicare, offrendo quindi condizioni economicamente più vantaggiose agli utenti».
Per l’impresa è stata irrorata una sanzione di 150mila euro, stando a quanto riportato dall’art. 3, comma IV del Dlgs 11/2010 (in attuazione alla direttiva Ue 2007/64/Ce): «Il beneficiario non può applicare spese al pagatore per l’utilizzo di un determinato strumento di pagamento». E non vale a nulla che la spesa sia prevista come incentivo alla domiciliazione bancaria (molto più sicura anche per l’impresa, con meno rischi riguardanti eventuali pagamenti insoluti).

Il secondo caso vede una sazione di 320mila euro per un’azienda che prevedeva ben 2 euro di rincaro per i clienti che preferissero il bollettino postale al posto della domiciliazione bancaria (anche in questo caso, gratuita). Anche qui non è servita a nulla una difesa che ha definito tale costo come una misura di copertura delle spese per morosità e recupero crediti.

Che sia davvero ora di fare a meno di questo rincaro?

 

Fonte: IlSole24Ore

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