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Bullismo? Responsabili i genitori e la scuola

Alzi la mano chi in un gruppo tra pari non ha avuto a che fare con il prepotente di turno. Dal lavoro, il mobbing, alla caserma, il nonnismo, iniziando a scuola con il bullismo, oggi amplificato dagli strumenti di divulgazione online in cyberbullismo.

Occorre comprensione. Infatti non ogni prepotenza è reato o causa di danni, come può accadere con una presa in giro o uno scherzo pesante, ma anche simili condotte singolarmente considerate innocue, quando ripetute possono generare ansia e frustrazione fino a fare modificare la condotta di vita della vittima di turno, che si troverà suo malgrado costretta ad abbandonare i luoghi della prevaricazione.

Occorre indulgenza. È fisiologico negli ambienti della preadolescenza e dell’adolescenza la personalità di un giovane si misuri nel confronto e nell’affermazione nelle prime comunità di appartenenza extradomestica, su tutte quella scolastica. Anzi in questa sede il giovane, specie se proveniente da un contesto familiare di genitori amici,  si imbatte per la prima volta nell’autorità e questo contesto amplifica la potenziale sfida nell’affermazione dell’io in evoluzione.

Comprensione e indulgenza non devono però distrarre dall’individuare e contrastare condotte criminali di percosse, lesioni, minacce, furti, danneggiamenti, stalking, ecc.
Nella prospettiva del bullo si dirà che il minore di anni 14 non è imputabile di alcun reato anche se può essere trattato per pericolo sociale con misure di sicurezza, come pure che il minorenne maggiore di anni 14 può rispondere di una pena ridotta se ritenuto nel concreto della vicenda criminale capace di intendere e di volere.
Nella prospettiva della vittima del bullo si dirà che se vi è un danno da risarcire, patrimoniale e non, deve esserci sempre almeno un responsabile, meglio due: i genitori che non hanno saputo istruire ed educare il figlio trasmettendogli i giusti valori, la scuola che non ha saputo vigilare sui giovani che le sono stati affidati. Ma che sia del bullo o della vittima, la prospettiva rimane comunque quella della sanzione che segue l’illecito commesso.

Proviamo invece a evitare che ci debbano essere relazioni carnefice vittima almeno tra i più piccoli. Genitori che non cedono più a ogni capriccio di minori dalle spalle sempre coperte, padri e madri che smettono di sindacare pesantemente ogni scelta del corpo docente svilendone il ruolo agli occhi dei figli. Una scuola finalmente capace di mettere da parte insegnanti svogliati che hanno abdicato la funzione educativa, docenti che riscoprono il coraggio di compiere valutazioni e assumere decisioni come loro dovere impone.
Serve certamente un nuovo patto educativo tra genitori e insegnanti, che valorizzi il voto in condotta e che preveda esperienze socialmente formative, come quella di assistere un diversamente disabile per chi è stato colto vessare un soggetto che il forte ha percepito per debole, ma occorre pure che senza ipocrisia cada quel certo velo di omertà per il quale nessuno vede, nessuno interviene.

Il bullismo non è la semplice relazione tra il bullo e la vittima, quanto piuttosto la relazione complessa tra questi e i loro spettatori, chi istiga, chi deride, chi acclama, chi insulta, chi riprende in video e chi si nasconde.
Possibile che a genitori e insegnanti sfugga tutto ciò? O forse si sapeva e si è preferito non prendere provvedimenti?
Il bullismo si può combattere e si può vincere.
Non accadrà per un esercizio di forza o di potere, non sarà per l’uso di particolari strumenti di correzione o di disciplina.
Sarà sufficiente che genitori e insegnanti assumano su se stessi la responsabilità educativa del minore.

avv. Andrea Agostini


Via Giotto n.44, Porto San Giorgio (FM)
Tel: 0734 671554

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