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Calcolo assegno divorzile: è corsa al ricorso

Negli ultimi mesi, a partire quindi dalla pronunciazione in Cassazione della sentenza n. 11504/2017, i giudici hanno mostrato la tendenza a svincolare il «tenore di vita» dai criteri per il calcolo dell’assegno divorzile, ma solo per riconsiderarlo come variante fondamentale per decidere l’eventuale autosufficienza economica dell’ex coniuge che chiede il contributo.

L’ultimo caso eclatante è quello di Silvio Berlusconi e Veronica Lario. Quest’ultima si è vista cancellare l’assegno di 1,4 milioni di euro al mese che l’ex coniuge doveva versarle perché giudicata come donna non solo autosufficiente, ma che vive in una condizione di «benessere economico» grazie al quale si garantisce un «tenore di vita elevatissimo» grazie soprattutto al patrimonio che lo stesso Berlusconi le predispose durante la loro unione.

Il caso Berlusconi-Lario, però, è solo il più in vista della serie. Come nel peggiore inverno dell’Alaska, è cominciata la corsa al ricorso: gli ex-mariti (quasi sempre loro a pagare) tentano una cancellazione dell’assegno o, per lo meno, un suo ricalcolo.

È «un assalto alla diligenza,» dichiara Alessandro Sartori, presidente dell’Aiaf (Associazione degli avvocati per la famiglia e i minori), «ma serve equilibrio da parte dei colleghi: la richiesta di ridurre l’assegno non va sempre assecondata ma occorre valutare caso per caso. Dobbiamo evitare di penalizzare l’ex coniuge, spesso la moglie, che dedica la vita alla famiglia ed esce dal matrimonio con una situazione economica più debole rispetto a quella del marito. Anche se le sentenze emesse finora sono in linea generale equilibrate.»

Un ulteriore cambiamento va oltre il mero principio di legare l’attribuzione dell’assegno all’indipendenza economica dell’ex anziché al tenore di vita durante il matrimonio. La sentenza di maggio fornisce linee guida utili anche a stabilire la priva di necessità dell’assegno: si afferma chiaramente che è l’ex coniuge che chiede l’assegno a dover provare di possedere i requisiti per ottenerlo, compito che prima spettava all’altro coniuge (spesso chiamato a dimostrare fatti e circostanze riferibili all’altro).

Ovviamente questo non vuol dire che negli ultimi mesi l’assegno di divorzio sia sempre stato negato, sono però cambiati i parametri di riferimento. Nella vita di chi non possiede patrimoni consistenti, l’assegno può essere negato alla ex moglie che raggiunge l’indipendenza economica grazie alla pensione o al lavoro e che possiede la casa di proprietà. I giudici riconoscono anche il principio assistenziale dell’assegno, come nel caso di una cinquantenne che lasciò il lavoro anni prima d’accordo col marito e che ora farebbe fatica a trovarne uno nuovo.

La giustizia cambia. È un corpo mobile in continua evoluzione. E ben venga il cambiamento quando questo riuscirà a evitare situazioni disperate in cui si trovano alcuni padri separati totalmente vessati dagli assegni per l’ex coniuge (ne abbiamo parlato nell’articolo: «Alloggio e contributo economico: le difficoltà dei padri separati in Lombardia»).

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