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Condominio: Condannato per la puzza di fritto

La corte di Cassazione condanna una famiglia per un illecito tutto nuovo. La sentenza  numero 14467/2017 configura come reato le “molestie olfattive”.

La vicenda inizia nel 2004 a Monfalcone dove, alcuni condomini, stufi degli sgradevoli odori provenienti dall’appartamento al piano terra, decidono di sporgere denuncia.

Dopo quasi 10 anni, il caso arriva in Cassazione. La difesa sostiene che tra il suo cliente e l’offeso non c’è mai stata simpatia, tentando di identificare nella querela da parte del vicino una sorta di ripicca e affermando, infine, che gli odori provenienti dalle proprie cucine non possono classificarsi come reato.

La suprema Corte, però, smentisce le argomentazioni sostenute dalla difesa, condannando l’imputato sulla base dell’articolo 674 del codice penale, relativo al “getto pericoloso di cose”. “Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206”.  L’emissione di cattivi odori – in questo caso, la puzza di fritto – viene fatta rientrare proprio nel presente articolo e, dopo tanti anni, la famiglia residente al terzo piano del condominio in questione vince la causa.

Far sgocciolare acqua o detersivi dal proprio balcone, gettare briciole o sigarette, è un atteggiamento condannabile penalmente. Il reato è punito con una contravvenzione e non si rischia il carcere, però è pur sempre uno sbaglio che può macchiare la propria fedina penale. L’articolo 844 del codice civile ci informa che esiste un limite di tollerabilità per quanto riguarda le immissioni di fumi o rumori, limite che in questo caso è stato oltrepassato. La condanna per questo caso viene quindi confermata.

Secondo quanto si legge sul sito de La Repubblica “l’associazione nazionale europea amministratori di immobili riporta che delle  67mila consulenze tecniche fornite in tutt’Italia, ventimila circa hanno riguardato discussioni sui cattivi odori. Al primo posto la  puzza negli spazi comuni, al secondo posto odori legati alla presenza di animali che rappresentano il 30 per cento delle liti. L’urina del cane o gatto è la motivazione più citata. Al terzo posto i fumi delle attività commerciali, ristoranti, ma anche officine o imprese artigiane  che impiegano vernici”.

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