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Corte di giustizia Ue: può un taglio di stipendio minare l’indipendenza dei giudici?

Può una riduzione salariale attuata nei confronti dei dipendenti pubblici minare l’indipendenza della magistratura? È quanto si è chiesto il Tribunal Supremo Administrativo portoghese, facendo appello alla Corte di giustizia europea per trovare una soluzione al dilemma.

Il caso in questione ha inizio a ottobre 2014, quando il legislatore portoghese, per cercare di far fronte a una diminuzione del disavanzo eccessivo nel bilancio dello Stato, decide di adottare una serie di misure volte a una riduzione temporanea della retribuzione di una serie di cariche e di persone esercitanti funzioni nel settore pubblico. Tra questi, anche i magistrati del Tribunal de Contas (Corte dei Conti). La legge in questione ha poi iniziato la sua decadenza progressiva dal 1° gennaio 2016 (data in cui le retribuzioni sono tornate alla normalità).

L’Associação Sindical dos Juízes Portugueses (ASJP, Associazione sindacale dei giudici portoghesi) decide di portare dinnanzi al Supremo Tribunal Administrativo un ricorso contro le misure adottate dal governo. Secondo l’ASJP sarebbe stato violato il principio di «indipendenza dei giudici», riconosciuto sia dalla Costituzione portoghese che dal diritto dell’Unione Europea.
Secondo il Supremo Tribunal Administrativo, la riduzione del salario rientrava in un piano più ampio fatto di esigenze che non potevano essere assecondate in quanto previste da una forma di assistenza finanziaria promossa dall’Unione Europea. D’altra parte è anche vero che il Portogallo deve rispettare i principi generali della stessa Unione, tra cui l’indipendenza della magistratura. Tale indipendenza viene garantita anche dalle garanzie associate allo status di magistrato, anche in termini di retribuzione.

Il Supremo Tribunal si è quindi rivolto alla Corte di giustizia europea: è possibile che il principio di indipendenza della magistratura possa essere scalfito da manovre atte al risanamento del bilancio nazionale in un contesto di assistenza finanziaria Europea?

Secondo la Corte, l’iniziativa economica in tema non va a minare la base su cui poggia l’indipendenza (anche retributiva) della magistratura.
Anzitutto è bene ricordare l’importanza del principio di tutela giurisdizionale in quanto derivato dalle tradizioni costituzionali comuni ai Paesi membri e quindi riportato nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. In questo senso, spetta agli Stati Membri garantire la tutela effettiva dei settori disciplinati dal diritto dell’Unione.
In seconda battuta, la preservazione dell’indipendenza della magistratura è tra le priorità di uno Stato in quanto solo così si garantisce la sua funzione giurisdizionale. Essa viene imposta sia a livello nazionale che Europeo, garantendo anche una buona comunicazione tra i giudici nazionali e quelli della Corte di giustizia. In questo senso ‘indipendenza’ vuol dire poter esercitare le proprie funzioni senza vincoli di subordinazione alcuni, con una retribuzione adeguata alla carica coperta.
Detto questo, la Corte specifica che le misure prese dal legislatore portoghese in tema di riduzione delle retribuzione non possono essere considerate come lesive dell’indipendenza dei giudici del Tribunal de Contas. La diminuzione, infatti, non ha colpito solo i giudici, ma è entrata in vigore per tutti i titolari di cariche pubbliche o dipendenti pubblici che siano; tra questi i rappresentanti del potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Sui tratta di misure generali e, ancora più importante, di carattere temporaneo, dato che sono entate in vigore il 1° ottobre 2014 e sono state abrogate il 1° ottobre 2016.

Un caso simile può essere scovato nella storia recente italiana.
Per far fronte alla crisi economica del 1992, quindi per recuperare l’equilibrio di bilancio, il legislatore decise di imporre «a tutti sacrifici anche onerosi» tramite approvazione del decreto legge n. 384 del 1992, nel quale si andavano a modificare le retribuzioni per i dipendenti pubblici (compresi i magistrati). Anche in questo caso vennero mossi alcuni dubbi riguardo il grado di lesività in tema di indipendenza dei giudici.
La Corte Costituzionale, pronunciatasi con sentenza n. 245 del 1997, ha giudicato tali norme non lesive dell’art. 3 della Costituzione, ma «a condizione che i suddetti sacrifici siano eccezionali, transeunti, non arbitrari e consentanei allo scopo prefisso». Tale intervento, sempre secondo la Corte, «pur collocandosi in un ambito estremo, non lede tuttavia alcuno dei precetti indicati, in quanto il sacrificio imposto ai pubblici dipendenti dal comma 3 del citato art. 7 è stato limitato a un anno; […] né irrazionalmente ripartito fra categorie diverse di cittadini, giacché la manovra di contenimento della spesa pubblica […] non ha inciso soltanto sulla condizione e sul patrimonio dei pubblici impiegati, ma anche su quello di altre categorie di lavoratori».

 

Fonti
  • IlSole24Ore
  • Corte Costituzionale, Autonomia ed indipendenza della magistratura (PDF)

Circa Emanuele Secco

Emanuele Secco

Dottore in Editoria e Giornalismo.
Appassionato di scrittura, editoria (elettronica e digitale), social media, musica, cinema e libri.
Viaggio il più possibile, ma Budapest è sempre nel cuore.

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