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Dateci il nome dell’orco!

Dodici minorenni avrebbero ceduto alle avances di un adescatore, che si spacciava per minorenne, inviandogli foto osé.
Così nei giorni scorsi un giovane di 25 anni, richiedente asilo pakistano ospite di un centro di accoglienza a Porto Sant’Elpidio, è stato arrestato dai Carabinieri di Montegranaro con l’accusa di detenzione continuata di materiale pedopornografico e di violenza sessuale aggravata in danno di minori tra i 12 e i 14 anni.

Le comunità locali sono rimaste scosse dall’accaduto. Il Sindaco di Porto Sant’Elpidio Franchellucci ha chiesto al Prefetto di Fermo «tutela e sicurezza» con «immediati e importanti provvedimenti». Il coordinatore provinciale fermano della Lega Lucentini ha chiesto che «venga resa pubblica l’identità della persona arrestata e che lo stesso venga messo in condizione di non nuocere più alla collettività».
Cahiers de doléances raccolte a livello nazionale dal Ministro degli Interni Salvini, che di risposta via Facebook assicura che «la pacchia è finita» e promette per settembre un decreto sicurezza che «blocchi l’iter o revochi lo status di protezione per coloro che si macchiano di reati gravi e inasprisca le norme che al momento sono troppo permissive».

A prescindere da tutto, la giustizia fa comunque il suo corso. Il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere e in custodia cautelare in carcere attende il processo che verrà.
Nel frattempo alcune considerazioni sono d’obbligo circa il diritto pubblico al nome dell’accusato. A chi va chiesto? Si ha il diritto di conoscerlo? Perché questo nome non viene fatto neppure per semplici iniziali?
L’unico soggetto tenuto a dare a noi lettori il nome dell’indagato è il direttore responsabile del giornale. Sicuramente in democrazia la libertà di informazione, intesa non solo come diritto del giornalista di informare, ma anche e soprattutto del cittadino di essere informato, è fondamentale e irrinunciabile, ma a tratti.

Non penso tanto al segreto istruttorio di indagini in corso e neppure al diritto alla privacy dell’accusato ingiustamente diffamato, che se violati comportano precise responsabilità per l’editore e il giornalista, ma ad altro. Immaginiamo che il nome sia stato lecitamente acquisito dal giornale, questo dovrà comunque assumersi la responsabilità della pubblicazione. In gioco non vi sono soltanto la presunzione di non colpevolezza fino alla condanna definitiva, il diritto di ognuno alla difesa e a un giusto processo, vi è molto di più.
Vi è il rischio che dal nome dell’indagato, come dalle iniziali di questo, una volta che sono stati già stati resi noti il comune di residenza, il progetto di accoglienza, la nazionalità e l’età, l’opinione pubblica possa arrivare a individuare le minorenni vittima di violenza sessuale.
Forse il rispetto per queste giovanissime e per le loro famiglie, che hanno avuto il coraggio della denuncia, dovrebbe suggerire cautela.

avv. Andrea Agostini


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