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Display con il nome dell’operatore? Il Garante frena le Poste

Un monitoraggio costante e pervasivo dei dipendenti non è mai una buona idea, nemmeno quando esiste solo la possibilità di farlo.
È il caso di Poste Italiane e del sistema adottato nei propri uffici per gestire la coda agli sportelli, arrivato alla formulazione di un’istruttoria da parte del Garante della privacy a seguito di numerose segnalazioni ricevute da dipendenti e sigle sindacali. L’oggetto della contestazione è il funzionamento del “gestore attese” utilizzato dalla società.

La mancanza delle Poste riguarderebbe l’aver reso visibili, in seguito all’installazione del nuovo sistema, i nomi degli operatori sul display luminoso collocato sopra lo sportello senza prima aver informato i diretti interessati. In merito non era stato stipulato alcun accordo sindacale. Tuttavia, come ha potuto accertare il Garante, questa non era l’unica criticità presente.

Riguardo i nomi, la società si è difesa affermando che la loro esposizione è quanto meno paragonabile ai cartellini di riconoscimento apposti sulla divisa dei dipendenti in modo da creare un rapporto miglior col cliente. Per quanto riguarda la protezione dei dati, Poste ha dichiarato di aver agito nel rispetto del Codice della privacy e di tutta la disciplina in tema di lavoro, in quanto il sistema è «uno strumento aziendale nell’ambito della libertà di organizzazione del lavoro». L’obbligo di informativa, invece, non si era tenuti a rispettarlo perché i dati non venivano utilizzati con finalità legate allo svolgimento del rapporto di lavoro in atto.

Contrariamente a quanto sostenuto da Poste italiane, il Garante ha riscontrato diverse illiceità:

  1. si deve sempre rilasciare un’informativa completa ai dipendenti riguardo il trattamento dei dati sensibili;
  2. le caratteristiche del sistema di gestione delle attese, compreso il controllo che che ne conseguiva, non erano certo proporzionate alle finalità «organizzative e produttive», «di sicurezza del lavoro» e «di tutela del patrimonio aziendale», ammesse dalla normativa. La console tramite la quale avviene il controllo del sistema, poi, consente a 12mila incaricati (con diversi gradi di visibilità) di poter accedere in tempo reale ai dati relativi a postazioni e operatori. I dati, in seguito, possono essere memorizzati ed estratti in report individuali;
  3. il dato strumento, infine, ai sensi della disciplina del settore non può essere classificato come «strumento di lavoro» indispensabile alla prestazione, in quanto permette il controllo a distanza del lavoratore.  Per fare ciò, Poste avrebbe dovuto prendere i dovuti accordi sindacali.

Pertanto, il Garante ha vietato a Poste l’utilizzo dei dati, i quali verranno comunque conservati al fine di garantire la tutela dei diritti in sede giudiziaria.

 

Fonte: ilSole24Ore

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