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Educazione digitale: tra Messenger Kids e senso civico

Messenger Kids. L’ultima novità in casa Facebook è una chat rivolta agli under 13, che secondo il regolamento non possono (in via ufficiale) iscriversi alla piattaforma.
Per accedere alla app non sarà necessario possedere un account Facebook, ma saranno i genitori ad attivarne l’accesso tramite il proprio e, a quanto pare, a decidere con chi il proprio figlio entrerà in contatto.
Per ora la nuova chat è in anteprima solo per alcuni gruppi di utenti e su dispositivi Apple, ma è stato annunciato che sarà previsto il rilascio anche per dispositivi Android e Amazon. Nessun dettaglio per quanto riguarda la data di uscita.
In tema di contenuti è stato specificato che i bambini non si troveranno a far fronte ad alcun contenuto pubblicitario o rivolto agli acquisti online. Ci saranno solo grafiche e contenuti dedicati ai più piccoli.

Una mossa un po’ rischiosa in tempi in cui il cyberbullismo è solo la punta dell’iceberg di ciò che può minare la sicurezza dei minori in Rete. Forse, si può ipotizzare, tutto il male non viene per nuocere. È quindi possibile che piattaforme pensate per i più piccoli possano aiutare ad accrescere in loro maggior consapevolezza sui pericoli e sugli strumenti utilizzati, così poi da possedere un bagaglio di esperienze utile per l’età adulta. Una sorta di educazione digitale, se così vogliamo chiamarla.

Purtroppo rimane assodato il fatto che «il web, i social, i sistemi di comunicazione relazionale che vengono utilizzati portano con sé un numero consistente di insidie e la mancanza di regole e di controlli – peraltro ben difficili anche da concepire – lo rendono un mondo ad alto rischio per chi non è ben attrezzato alla navigazione e non è ben consapevole di cosa stia accadendo». Questo il pensiero di Alessandro Pansa, direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), annunciando una prima campagna di informazione – e se vogliamo di informazione – dedicata ai più giovani. Be aware. Be digital, un nome che porta con sé tutte le speranze affinché la tecnologia venga compresa appieno a partire dalla giovinezza, vista la presenza preponderante che ormai ha assunto nelle nostre vite.
Nel progetto saranno coinvolte anche le istituzioni scolastiche, le quali aiuteranno con promozione e informazione attraverso progetti e tutorial formativi. La stessa cosa, poi, è stata pensata anche per le PMI, le quali riceveranno aiuti per integrare a dovere le competenze delle risorse umane coinvolte.

Forse si sta comprendendo il giusto modo di agire. Tra fake news, cyberbullismo, stalking e quant’altro, l’unica differenza può farla il senso civico figlio di una corretta educazione digitale. Ben vengano, quindi, applicazioni come Messenger Kids, vera palestra in cui esercitarsi a vivere nel mondo digitale grazie, non secondariamente, all’aiuto dei genitori.
Concludendo, però, vi lasciamo un interessante spunto di riflessione: saranno in grado, questi genitori, di trasmettere il senso civico digitale che a loro non è stato impartito? Riusciranno a rendersi conto dei danni che sta arrecando il loro utilizzo indisciplinato della Rete?

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