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Stato di emergenza e obbligo di assicurazione: nuova tassa in arrivo?

Forti raffiche di vento e violente mareggiate in questi giorni hanno fatto registrare innumerevoli vittime e danni da maltempo nell’ordine di miliardi, costi importanti e sempre più frequenti che le fragili finanze dello Stato mal sopportano.

È noto che la misura principe per aiutare la popolazione colpita dalla calamità naturale è la dichiarazione dello stato di emergenza. La disciplina risalente alla Legge 24/02/1992 n. 225 di Istituzione del Servizio nazionale della protezione civile è stata di recente rivisitata completamente con Decreto Legislativo 2 gennaio 2018, n. 1, il cosiddetto Codice della protezione civile.
Lo stato di emergenza ha diverso rilievo a seconda che la gestione dell’intervento possa essere fronteggiata dal singolo comune con strumenti ordinari o invece pretenda mezzi e poteri straordinari a livello o provinciale / regionale o nazionale.
Il maltempo che ha flagellato il nostro Paese sembra costituire un’emergenza di rilievo nazionale e pertanto lo stato di emergenza dovrà essere deliberato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, formulata anche su richiesta del Presidente della Regione interessata e comunque acquisitane l’intesa.

La novità più importante della novella normativa è data dall’avere rafforzato l’azione del servizio di protezione civile nel fronteggiare la calamità rendendo possibile dichiarare lo stato di emergenza e stanziare subito i primi fondi anche se ancora non si ha una precisa stima dei danni. Si tratta di somme per gli interventi di primo soccorso, dalla messa in sicurezza all’accoglienza, che vengono destinati nel mentre si riconoscono poteri straordinari al Capo della Protezione Civile, il quale nomina un commissario delegato alla gestione degli interventi necessari a fronteggiare l’emergenza.
È infatti il commissario il soggetto chiamato alla ricognizione dei danni sul patrimonio pubblico e privato e al ripristino degli edifici danneggiati e delle attività produttive.

Così a seguito di una più completa valutazione dell’impatto avuto sulla popolazione da parte dell’evento calamitoso, il Governo dispone poi ulteriori risorse finanziarie per completare le attività di soccorso, garantire i servizi pubblici essenziali, attivare le prime misure economiche di sostegno alle attività produttive, ridurre e contenere i rischi residui per l’incolumità pubblica e privata.
La quantificazione dei danni per lo più viene effettuata da privati e imprese tramite autocertificazione della stima del danno e dell’eventuale copertura assicurativa.
Quest’ultimo a mio avviso è l’aspetto di maggiore attualità e che immagino presto si tradurrà in una qualche nuova norma interna al codice di protezione civile. Infatti nei giorni scorsi Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, ha proposto un’assicurazione contro i disastri per fronteggiare i danni da calamità naturali: l’ipotesi è di 120 euro l’anno perché lo Stato garantisca al cittadino il ristoro del danno subito.
Una strada segnata già dal codice che ha introdotto un incentivo perché i privati assicurino le abitazioni e le attività produttive: il rimborso dei premi assicurativi degli ultimi cinque anni in aggiunta alla corresponsione della differenza tra l’indennizzo assicurativo e il reale valore del bene perduto.

Soluzione interessante, ma una cosa è lasciare al cittadino la libertà di scegliere se assicurare o no la propria casa, altra cosa è obbligarlo. Che si tratti di una nuova tassa o peggio di una soluzione per arricchire le compagnie assicurative?

avv. Andrea Agostini


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