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Equo compenso: centrale il ruolo del Giudice

A seguito dell’approvazione della disciplina sull’equo compenso (qui l’emendamento) per tutti i professionisti è emerso che le conseguenze vere e proprie dovranno essere valutate sul campo.
Così vale per la maggior parte delle clausole vessatorie per l’avvocatura poi estese a tutti i liberi professionisti, non risultanti tali se frutto di «specifica trattativa» e approvazione da parte di committente e prestatore. Inoltre, una clausola vessatoria e il «compenso iniquo» devono essere giudicati tali dal giudice.
Perciò, l’equo compenso non è di per sé automatico. Esiste la possibilità che il prezzo delle prestazioni professionali tenda “da solo” a posizionarsi al livello o sopra i parametri finora decisi da un giudice in caso di mancato accordo sul corrispettivo, ma è pur sempre vero che potremo assistere a un aumento del contenzioso dedicato (contando anche la presa in causa della Pubblica Amministrazione).

Nonostante ciò, il passaggio legislativo sull’equo compenso rimane fondamentale anche solo per la caduta del muro che separava i professionisti tra iscritti in Albi e semplici Partire Iva. Molto utile, a questo fine, la petizione veicolata su Change.org e firmata da quasi 27mila professionisti, i quali chiedevano di correggere i comportamenti della Pubblica Amministrazione, colpevole di mettere a bando servizi a prezzi simbolici.

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