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Tra fiction e realtà: un nuovo processo di appello per Piampaschet

Aperto a Torino il nuovo processo di appello contro Daniele Ughetto Piampaschet, l’aspirante romanziere accusato dell’omicidio di una giovane prostituta sua amica. Il cadavere era stato ritrovato nel greto del Po nel febbraio 2012, in modalità molto simili a quelle presenti nel suo romanzo La rosa e il leone.

Due anni fa la prima sezione della Cassazione aveva già annullato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino del 30 giugno 2015, ovvero la condanna dello scrittore a 25 anni e mezzo di carcere per omicidio volontario. Questo dopo che il procedimento di primo grado si era concluso con la sua assoluzione.

Piampaschet, che si è sempre dichiarato innocente, per il procedimento ora in atto non ha subito alcuna misura cautelare, tranne il ritiro del passaporto. La Procura Generale ha chiesto di poter ascoltare quattro testimoni – conoscenti della vittima, già ritenuti non attendibili in primo grado ma ammessi nella precedente sentenza d’Appello ma che ora potrebbero essere non reperibili – e l’interrogatorio dell’imputato. L’avvocato dello scrittore ha chiesto di poter risentire i suoi familiari.

Una vicenda piuttosto ambigua, visti anche i diversi verdetti, ma senza dubbio appassionante (mi si conceda il termine) per quanto riguarda il rapporto sempre vivo tra fiction e realtà. Il finale della vicenda è ancora un’incognita. L’unico dato certo, citando Secret Window, è che «L’unica cosa che conta è il finale, la cosa più importante della storia è il finale».
Stephen King approverebbe.

 

Fonte: Ansa.it

 

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