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Generazione Giuridica: la meglio gioventù si racconta

Laureati, iperformati e informati. Altro che bamboccioni, choosy e sfigati. I giovani che oggi affrontano per la prima volta il mondo del lavoro sono “la meglio gioventù” che si sia potuto mai immaginare. Peccato che, dati alla mano, stiano affrontando il peggiore dei mondi possibili, tanto per continuare con le citazioni. I nostri GG, la generazione giuridica come l’abbiamo voluta definire,  comprende i giovani che negli ultimi anni hanno portato a termine un tirocinio formativo nei nostri uffici ma anche tutti quelli che si trovano ad affrontare scelte decisive o che, più realisticamente, si ritrovano, oggi, con una laurea in tasca e un mercato del lavoro a dir poco “paludoso”.

Accomunati da una grande voglia di fare ed imparare e apportatori loro stessi di intuizioni e contributi efficaci, a questi giovani  Giuridica.net ha voluto offrire un piccolo palcoscenico online per dar loro la possibilità di raccontarsi e, chissà,  ottenere quella visibilità utile, alle volte, a farsi riconoscere nell’affollatissimo mondo dei job seeker.

Il primo (l’ultimo a solcare  il pavimento dei nostri uffici) dei rappresentanti della cosidetta Generazione Giuridica è Joachim Paul Marie Gomis.

Mi chiamo Joachim Paul Marie Gomis e sono un neolaureato della Facoltà di Lingue dell’Università degli Studi di Verona per il corso in Lingue e Culture per il Turismo e il Commercio Internazionale. Essendo originario della Guinea-Bissau ed avendo vissuto, per un totale di 24 (quasi 25) anni, in Portogallo (Lisbona), in Italia (Verona) e un po’ anche in Guinea appunto, non potevo che basare i miei studi sulla linguistica. Difatti sono (e mi sento) doppiamente madrelingua: verso il Portoghese e verso l’Italiano. Ho studiato Inglese e Spagnolo all’Università conseguendo i rispettivi certificati linguistici, comprendo il Francese anche se ormai non lo so più parlare (è stata una lingua di studio insieme all’Inglese durante gli anni alle scuole medie, superiori e al primo anno di università prima che gli preferissi lo Spagnolo) e, da ultimo – ma non per questo meno importante -, so parlare anche la lingua creola del mio paese di origine.

Con questa laurea ritengo – al momento – concluso il mio percorso formativo universitario. Questa scelta è determinata non dal fatto che non abbia goduto degli anni accademici (anche perché i benefici tratti da tale percorso sono molteplici e sotto vari aspetti tutti importanti come ad esempio la preparazione, la serietà, la cultura, l’istruzione, l’informazione, l’impegno, la socializzazione e così via), ma bensì perché sento forte dentro di me il bisogno di partire verso questa nuova avventura che è il mondo del lavoro.

Sento pulsante la necessità di mettermi a confronto con essa e tutti i suoi componenti. Insomma, ho voglia di lavorare. Questa esigenza l’avevo già avvertita qualche volta in passato (infatti, durante gli anni, ho fatto vari lavori e quasi tutti diversi l’uno dall’altro), però posso dire con certezza di averla maturata soprattutto nel periodo di tirocinio effettuato alla Giuridica.net (ex M.G.D. s.r.l.). Prima di tutto mi sento di dire che è stato un periodo che mi ha fatto crescere molto, specialmente sotto l’aspetto della serietà e dell’organizzazione del lavoro proprio.

Questo perché era il periodo nel quale, oltre a fare il tirocinio, dovevo anche scrivere la tesi di laurea, cercando comunque di non compromettere altri impegni (come il lavoro serale in pizzeria o l’attività sportiva agonistica). Sinceramente penso che questa alternanza dinamica tra studio (che poi sfociava nella stesura dell’elaborato finale) e attività di tirocinio sia prima di tutto qualcosa di estremamente fattibile, se si ha un minimo di volontà e organizzazione. Successivamente penso che sia di vitale importanza che uno studente – che dopo il conseguimento della laurea dovrà approcciarsi al mondo del lavoro e confrontarsi con esso – sappia organizzarsi e prendersi in mano più attività da svolgere contemporaneamente e diligentemente entro un termine prefissato.

Se devo essere sincero dopo il conseguimento del diploma alle scuole superiori (in Tecnico della Gestione Aziendale) avevo in mente di andare subito a lavorare. La carriera universitaria non era una priorità e non l’avevo nemmeno molto presa in considerazione. Mi ci sono trovato dentro un po’ per autoconvincimento. Tuttavia, ora che ho finito mi dico che se si potesse tornare indietro farei sempre e comunque la stessa scelta, magari con un indirizzo totalmente differente da quello appena concluso, però sceglierei sempre di fare l’Università.

Questo perché, come detto prima, è un’esperienza che – secondo me – forma l’individuo sotto molteplici punti di vista. Mi ricordo che al primo esame c’era un’ansia e un nervosismo generale che si percepivano nell’aria già solo con l’addentrarsi nel corridoio che arrivava poi all’aula della prova. In seguito, una volta finito l’esame tutta l’agitazione passava, com’è normale che sia. Certo, almeno per quanto mi riguarda, c’era qualche differenza tra una prova scritta e una orale. Nello scritto, se avevi studiato e sapevi le cose, l’ansia l’avevi finché non ti consegnavano la prova da fare, poi tutto passava mano a mano che si scriveva.

Nell’orale, invece, tutta l’ansia e l’agitazione te le portavi fino alla conclusione del dialogo con l’insegnante, pur sapendo di aver studiato. L’unico esame orale vissuto diversamente dagli altri (paradossalmente) è stato proprio la discussione della tesi di laurea. Senza dubbio c’era nervosismo per quanto riguardava il dialogo da instaurare con gli insegnanti, preoccupazione per l’esito finale e timore di fare brutte figure, però dopo i primi cinque minuti (di 25 complessivi) questo complesso di emozioni negative ha lasciato spazio all’idea e alla sicurezza di potercela fare (come d’altronde ce l’avevano fatta tanti altri prima di me).

Passando ai due tirocini effettuati alla Giuridica.net devo dire che la scelta è capitata un po’ per caso (come d’altronde succede alla maggior parte degli studenti universitari che devono fare il tirocinio obbligatorio). Questo, però, solo per quanto riguarda il primo dei due tirocini (effettuato dal 5 dicembre 2016 al 19 gennaio 2017), perché il secondo ho espressamente voluto farlo nuovamente lì. Mi ricordo che al primo giorno (com’è normale che sia) c’era un po’ di agitazione. La voglia di fare non mancava, l’ansia nemmeno. Cercavo di sbagliare il meno possibile facendo più mansioni possibili. Un po’ perché volevo mettermi in mostra, ma anche perché quel lavoro mi interessava. Con il passare dei giorni ho iniziato ad acquisire sempre più scioltezza fino a concludere il tirocinio nel migliore dei modi. Devo ammettere però che se non fosse stato per le persone che ho trovato in quella prima esperienza (probabilmente) non sarebbe stato tutto così “semplice”.

Per quanto riguarda il secondo tirocinio (realizzato dal 29 maggio 2017 al 9 giugno 2017), invece, devo ammettere che l’ho percepito in modo differente, anche perché ormai già conoscevo l’ambiente. Differente ma non per questo meno importante del primo. Anzi, proprio grazie alla fase di ambientamento già vissuta nel precedente tirocinio sono riuscito fin da subito a lavorare in un modo più disinvolto ma comunque efficace (o almeno cosi credo). Oltre ai rapporti instauratisi con i colleghi e il datore di lavoro, ciò che più mi ha colpito è stata l’organizzazione del lavoro dentro l’ufficio.

Fin da subito mi sono trovato a mio agio dentro di esso. Le mansioni da eseguire, sebbene fossero poco pertinenti con il mio percorso di studi, erano molto interessanti e meno difficili da realizzare del previsto. L’inserimento e la rielaborazione di dati su WordPress, la ricerca di contenuti di interesse e l’aggiornamento delle liste marketing alla fine richiedevano solo un po’ di comprensione, diligenza e concentrazione per non cadere in errori banali. Di Giuridica.net mi ha impressionato la profondità della banca dati di sentenze. Sentenze di ogni tipo: civile, lavoro, penale, minorile… Trovo, inoltre, estremamente geniale l’intuizione di un tale core business avuta dal titolare. In effetti dopo che mi è stato spiegato quale fosse la loro mission nell’area dei servizi e delle consulenze ho pensato come fosse possibile che nessun altro prima di loro avesse mai avuto una simile idea. Giuridica.net, per quanto mi riguarda, è un’attività intelligente, entusiasmante, trasparente (che è la cosa più importante) e utile a tutti.

Personalmente penso che in futuro vedremo più attività come quella di Giuridica.net e sapere che loro ne sono stati i pionieri e che io ne sono stato parte (attraverso i tirocini) non può che rendermi soddisfatto. Il futuro del lavoro in Italia dipende anche da attività di consulenza conciliate con nuove tecnologie e software come questa di Gino Piscitelli. Ormai in tutto il mondo sono molte le cose che per funzionare passano attraverso l’informatica, la tecnologia, i software sofisticati e internet: l’economia, la politica, il commercio e i rapporti commerciali, la finanza…

I lavori di questa seconda decade del terzo millennio si concentrano sempre più sull’informatica e internet. Per non parlare del fatto che con l’arrivo incessante di nuove tecnologie oggi un individuo qualsiasi è più facilitato a crearsi il lavoro fai da te in mancanza di uno tradizionale. Personalmente, però, penso che ci voglia il giusto mix tra questa innovazione e la tradizione. Non tutto dovrebbe essere intaccato dall’informatica, da internet o da nuove tecnologie perché ritengo che l’aspetto umano sia qualcosa di molto importante che non dovrebbe perdersi. Sinceramente tra qualche anno mi piacerebbe vedermi a lavorare in posto che, sebbene non sia quello per il quale ho studiato o il classico lavoro dei sogni (che per me era fare il calciatore), per lo meno mi rende felice, soddisfatto e sereno. La cosa di cui sono più sicuro, però, è che le mie passioni, vale a dire il calcio, lo sport (in generale), la lettura, gli amici, i viaggi, i paesaggi, il cibo e gli animali, non cambieranno mai perché sono cose che mi permettono di distaccarmi dalla realtà quando serve, senza però perdere il contatto con essa. Sono cose che mi consentono di evadere dalla pesantezza o dallo stress delle giornate.

Da questa affermazione si può in parte capire che sono una persona caparbia e a volte testarda su determinate cose. E questo lo ritengo un mio punto di forza, come anche la serietà. Un’altra mia caratteristica è la perseveranza, la capacità di non mollare mai anche quando il gioco si fa duro (e probabilmente questa parte della mia personalità si è forgiata soprattutto grazie agli anni di sport agonistico). D’altra parte però mi ritengo una persona abbastanza equilibrata, socievole, simpatica e capace di ascoltare il prossimo (anche perché mi interessa conoscere diversi punti di vista dal mio).

Se dovessi dire una persona alla quale mi ispiro o anche un personaggio televisivo o dei fumetti (un’altra mia passione) mi verrebbe difficile da trovarla. Di conseguenza, mi sento di dire che mi piace ascoltare, studiare e osservare le persone, certi personaggi e determinate cose in modo da arricchire e migliorare ogni giorno sempre di più i miei tratti distintivi.

I miei programmi per il futuro sono quelli a cui aspirano la maggior parte dei giovani della mia età e cioè trovare un lavoro che, innanzitutto, mi renda felice per quello che faccio e che mi permetta di vivere dignitosamente, con calma sposarmi e successivamente (con ancora più calma se possibile) avere una famiglia mia, perché penso sia il fondamento della società (e in un momento di crisi di valori come questo ritengo sia ancora più importante) Però si sa, il futuro è incerto per chiunque quindi non escluderei nemmeno imprevisti cambi di programma.

Circa Stefania Di Ceglie

Stefania Di Ceglie
Giornalista

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