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IKEA: per il giudice, il licenziamento di Marica Ricutti «non è discriminazione»

Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso presentato da Marica Ricutti, la madre sola con due figli (uno disabile), licenziata dal colosso Ikea per una questione riguardante il mancato rispetto degli orari di lavoro imposti. Un licenziamento ritenuto discriminatorio da parte dell’attrice, la quale ha subito chiesto il reintegro e il risarcimento del danno subìto.
Contraddicendo quello che era (ed è) un sentimento comune orientato al femminismo fin troppo spicciolo, il giudice ha specificato che i comportamenti dell’ex dipendente sono stati «di gravità tali da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore e consentono l’adozione del provvedimento disciplinare espulsivo».

Inutile dirlo, attorno alla vicenda si è subito scatenato il caos.
Il pubblico social si è subito diviso in due tra strenui difensori della multinazionale e chi, invece, non ha trovato nulla di meglio da fare se non lanciare frecciatine al vetriolo contro Ikea e il giudice (a volte anche tirando in ballo gli immigrati).
I sindacati, in particolare la Cgil di Milano, ritengono il provvedimento «ingiusto e non condivisibile», sottolineando come si tratti di «un provvedimento non definitivo con cui il giudice, a seguito di una prima valutazione in fase di urgenza» che non ha preso «in alcuna considerazione una serie di questioni». Dello stesso parere è anche Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati del PD e responsabile del dipartimento mamme: «Abbiamo depositato un’interrogazione per chiarire le motivazioni che hanno spinto Ikea a licenziare una madre separata con due figli piccoli, di cui uno disabile», sottolineando in seguito come certi fatti accadano «quando il clima nel Paese è di impunità per i proprietari e di paura per i lavoratori».
Dal canto suo, Ikea ha commentato la sentenza tramite il suo avvocato Luca Failla: «La decisione, confermata dai testimoni che sono stati ascoltati durante il procedimento, restituisce la verità dei fatti a una vicenda che in questi mesi è stata interpretata in maniera strumentale e di parte, diffondendo tra l’opinione pubblica un’immagine di Ikea che non corrisponde ai valori che esprime nel suo impegno quotidiano verso i clienti, dipendenti e fornitori».

I fatti emersi da questa prima sentenza, però, sembrano davvero vertere tutti a favore della multinazionale. Secondo il giudice, infatti, «emerge che la società in occasione delle variazioni dei turni decise nel giugno 2017 ha cercato di venire incontro alle esigenze della lavoratrice, sia impostando una turnistica sulla base delle emergenze [della donna] chiedendo agli altri coordinatori di rendersi flessibili al fine di poterle accogliere, sia accogliendo 15 indicazioni individuate [dalla donna] come assolutamente imprescindibili, su un totale di 17». Le prove presentato dimostrano «di aver regolarmente concesso negli anni di usufruire di permessi ex Legge 104 per l’assistenza ai genitori e successivamente al figlio disabile, senza che ciò abbia influito minimamente» su quella che è stata la carriera di Marica, 17 anni che l’hanno portata ad assumere la posizione di coordinatrice nel reparto Food, un percorso professionale che, quindi, andrebbe a escludere l’assunzione di un atteggiamento discriminatorio nei confronti della donna.
Il pomo della discordia risiede nelle occasioni in cui Marica si sarebbe «autodeterminata» gli orari «senza preavvertire il responsabile, pur consapevole del proprio nuovo orario, in due giornate, nella prima pur in mancanza di una esigenza familiare specifica, nella seconda, pur consapevole dei disagi già in precedenza arrecati e delle contestazioni verbali dei responsabili». Un altro episodio molto grave e provato, stando alle carte, sarebbe quello in cui la lavoratrice «ha deciso di fare la pausa all’ora da lei stabilita, senza neppure preavvertire il responsabile e semplicemente ha chiuso la cassa, all’ora di punta, trattandosi di reparto ristorante, senza addurre alcuna plausibile ragione».

Licenziamento discriminatorio o per giusta causa, non sta ancora a noi deciderlo. Di certo, vista anche la spinosità del caso, è un po’ inutile lasciarsi andare a commenti che tengano conto di quanto dichiarato da una sola campana, giusto?!

 

Fonti
ilfattoquotidiano.it
corriere.it
huffingtonpost.it

Circa Emanuele Secco

Emanuele Secco

Dottore in Editoria e Giornalismo.
Appassionato di scrittura, editoria (elettronica e digitale), social media, musica, cinema e libri.
Viaggio il più possibile, ma Budapest è sempre nel cuore.

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