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La richiesta d’asilo può bloccare il decreto di espulsione

In una ideale piramide normativa riguardante il diritto dell’immigrazione, la richiesta d’asilo vince su tutto. È in grado di bloccare anche un decreto di espulsione, sebbene la richiesta di protezione sia stata presentata dopo.
È quanto hanno affermato i giudici della Corte di Cassazione con sentenza n. 19819/2018, con la quale si è andati ad annullare l’ordinanza di espulsione confermata dal giudice di pace nei confronti di una donna cubana sprovvista di regolare permesso di soggiorno.

La decisione presa dal giudice, secondo la Cassazione, entra in contrasto con l’art. 7 del Dlgs 25 del 2008, il quale specifica, al comma II, che i richiedenti asilo non possono più rimanere nel territorio dello Stato nel caso venissero:

a) estradati verso un altro Stato in virtù degli obblighi previsti da un mandato di arresto europeo;
b) consegnati ad una Corte o ad un Tribunale penale internazionale;
c) avviati verso un altro Stato dell’Unione competente per l’esame dell’istanza di protezione internazionale.

Nel caso in esame, come è facile intuire, vale quanto riportato nel comma I: «Il richiedente è autorizzato a rimanere nel territorio dello Stato, ai fini esclusivi della procedura».

È previsto, però, che lo straniero la cui domanda è in esame possa essere trattenuto in un Cpr (Centri per il rimpatrio). La domanda presentata dalla donna, poi, non è la prima: dopo essersi vista rifiutare la richiesta di protezione umanitaria, ha fatto una doppia richiesta di asilo politico e per il riconoscimento dello stato di apolide; tutto ciò come risultato del matrimonio con un italiano che l’ha poi abbandonata.

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Fonte: IlSole24Ore

 

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