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Legittimo il licenziamento del lavoratore che svolge un’altra attività durante la malattia?

di Sara Mascitti, Avvocato

Il fatto. Protagonista della vicenda un dipendente, inquadrato come operaio in una azienda, il quale pur godendo del periodo di malattia è stato scoperto a svolgere attività lavorativa per conto di terzi. Nello specifico il lavoratore malato, si apprestava a svolgere attività di barista, aiutando la moglie presso il bar di cui lei è titolare. E l’azienda? Neanche a dirlo, immediata la reazione da parte dell’azienda: licenziamento! Il lavoratore malato si è difeso richiamando la patologia sofferta, sindrome ansio-depressiva, la quale a tutti gli effetti non impediva la collaborazione dell’uomo presso il bar.

Ci sono malattie per cui non è consigliato stare a casa. Se il medico consiglia di uscire? Nel caso analizzato infatti erano proprio i medici ad aver “consigliato l’uscita di casa e la frequentazione del bar della moglie”. L’azienda, d’altra parte aveva certificato la condotta del lavoratore malato con l’aiuto di un investigatore privato, incaricato appunto di monitorarne gli spostamenti. Cosa cambia se il lavoro è costante? Proprio qui il nocciolo della questione.

Lo svolgimento costante del lavoro presso il bar, che assolutamente non poteva considerarsi di natura episodica (come spesso ripetuto dal protagonista della vicenda), durante il periodo di malattia, è stato ritenuto di natura tanto grave dai giudici, da rendere assolutamente condivisibile la scelta del licenziamento. Il licenziamento del lavoratore malato dunque è legittimo. Lo dice la Cassazione, che con la sentenza confermava la teoria dell’azienda. Viene dunque ritenuto legittimo il provvedimento attuato nei confronti dell’operaio, delineando un’unica linea di pensiero fra Tribunale, Corte d’Appello e Cassazione. Corte di Cassazione, sentenza n. 589/2016.

Fonte: saramascitti.it

Circa Sara Mascitti

Sara Mascitti
Avvocato in Latina www.saramascitti.it

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