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L’hotspot di Lampedusa chiude: al suo interno inadeguatezza violazione dei diritti umani

Gravissime le condizioni di vita riscontrate all’interno dell’hotspot di Lampedusa. Questo, nel quale si verificano sistematiche violazioni dei diritti umani, è lo stato rilevato dalla delegazione di avvocati, mediatori culturali e ricercatori appartenenti a CILD (Delegazione Italiana per le Libertà e i Diritti civili), ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) e IndieWatch recatasi sull’isola. Numerose le testimonianze raccolte da soggetti in sosta da termini di tempo che vanno ben oltre quelli espressi dalla legge.

Assenza totale di mensa e cibo di scarsissima qualità. Servizi igienici limitati a turche e docce malmesse. Materassi sporchi, niente lenzuola. Questi solo i primi punti evidenziati da Gennaro Santoro (CILD) e Giulia Crescini (ASGI).
L’aspetto burocratico, dichiarano i due, non è da meno: «Difficoltà esistono poi nel formalizzare le domande di protezione internazionale e ai richiedenti asilo non viene rilasciato alcun titolo di soggiorno, cosa che impedisce agli stessi di lasciare l’isola e li costringe a vivere nell’hotspot anche per diversi mesi.» E tutto ciò in una struttura, come ricordato da Santoro e Crescini, in una struttura inizialmente pensata come strutture atte a fotosegnalare i migranti entro poco tempo dal loro arrivo. Il divieto a lasciare l’isola influisce, non secondariamente, su chi è deciso a fare domanda di asilo, mettendo in atto così una grave lesione del diritto all’autodeterminazione, alla libera circolazione e alla libertà personale della persona.

Mancano anche le più basilari condizioni di sicurezza, ha dichiarato Fabrizio Coresi (IndieWatch), andando così a determinare «una gravissima lesione dei diritti fondamentali dei nuclei familiari e delle persone più vulnerabili, in particolare dei minori (accompagnati e non) che si trovano a condividere spazi con cittadini adulti, per la maggior parte di genere maschile». Non esistono né porte né una benché minima selezione degli ingressi alle camere, così che tutti hanno libero accesso a ogni struttura abitativa. Niente letti, lenzuola o ripiani, ma solo materassi a terra.
Situazioni che non possono fare altro se non scatenare la violenza. È infatti molto recente l’ultima protesta messa in atto dagli stessi migranti, ormai stufi di stazionare in simili condizioni, e alla quale è seguita l’ispezione di cui sopra.
«Proprio a seguito di questi riscontri», dichiarano Santoro e Crescini, «come legali di alcuni trattenuti nell’hotspot, abbiamo formalmente chiesto al Prefetto ed al Questore di Agrigento l’immediato trasferimento di alcuni nuclei familiari e di altri soggetti vulnerabili (donne, minori non accompagnati e malati), in strutture idonee ad ospitarli. Tuttavia, nessuno dei soggetti interpellati ci ha contattati come difensori dei nuclei familiari. Non è stato peraltro consentito il pronto accesso dei legali alla struttura per conferire con i propri assistiti, né alcun altro tipo di riscontro è pervenuto dalle Autorità a cui ci siamo rivolti».

È notizia di oggi che l’hotspot è stato chiuso per restaurazione a seguito di un incontro tenutosi al Viminale tra il Capo Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, il Direttore Centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere del Dipartimento di Pubblica Sicurezza ed il Sindaco di Lampedusa. Si garantiranno le procedure di identificazione così da poter procedere con una redistribuzione dei migranti in altri centri.

 

Fonte:
Asgi
La Sicilia

Circa Emanuele Secco

Emanuele Secco

Dottore in Editoria e Giornalismo.
Appassionato di scrittura, editoria (elettronica e digitale), social media, musica, cinema e libri.
Viaggio il più possibile, ma Budapest è sempre nel cuore.

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