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L’Italia e i tempi processuali: in diminuzione, ma va ancora male

Se da una parte la diminuzione del 12% dei tempi medi processuali in Italia è una buona notizia, si passa infatti da 427 a 375 giorni per la risoluzione di un primo grado, dall’altra l’entusiasmo si smorza confrontando la nostra situazione con quella di altri Paesi europei.
Secondo i dati elaborati da Intrum Law e riportati da «Il Sole 24 ore», per chiudere una causa di primo grado siamo molto lontani da Lussemburgo e Belgio (una media di 100 giorni), ma anche da Olanda, Austria e Svezia (tra i 100 e i 200 giorni).

Uno dei motivi a cui si possono imputare tali lungaggini è senz’altro la scarsità di risorse, sia umane che materiali. Il nostro Paese spende circa 90 €/cittadino per mantenere i Tribunali, la stessa cifra di Belgio e Slovenia e molto meno rispetto alla Germania (150 euro). Un altro dato rilevante è il numero dei magistrati presenti nel territorio: in Italia sono presenti 10 magistrati ogni 100mila abitanti (come Spagna e Francia), la metà rispetto alla Germania (23 ogni 100mila).

La diminuzione dei tempi, in definitiva, non deve farci fare i salti di gioia, in quanto ci collocano agli ultimi posti dei Paesi appartenenti alla Ocse. Per quanto riguarda la risoluzione dei tre gradi di giudizio, infatti, ci vogliono circa 8 anni (2.866 giorni), molto lontana dalla media degli altri Stati (788 giorni).

Se i tempi della giustizia diminuiscono, quelli per il recupero del credito giudiziale rimangono molto elevati (sempre secondo i dati pubblicati da Intrum Law). Il tempo medio per compiere l’intero iter si assesta attorno ai 340 giorni.

 

Fonte: IlSole24Ore

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