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Maltrattamenti in famiglia: più prove quando c’è di mezzo un minore

Il caso
La moglie subisce violenza da parte del marito. Presente anche il figlio che all’epoca aveva solo un anno.
Il Tribunale di Milano condanna l’uomo a due anni e sei mesi di reclusione.

La pena
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 53823/2017, dichiara che la pena dell’uomo non subisce inasprimenti – e si va a contestare la decisione della Corte d’Appello – in quanto viene esclusa l’aggravante della presenza di minori in tenera età, in quanto il minore in questione non era in grado di avvertire il disagio.

Motivazioni
L’aggravante dovuta al fatto che l’episodio violento fosse avvenuto in presenza di minori non si può ipotizzare, in quanto prima di tutto occorre verificare che il bambino in questione (tenendo conto delle situazioni psico-fisiche o anche del grado di maturità) fosse in grado di anche solo percepire il reato in sé o, quanto meno, la situazione di pericolo/disagio che esso comporterebbe.

L’aggravante, poi, necessita di qualcosa in più: il fatto che l’offesa coinvolga anche il minore.
Nel caso in questione viene contestato l’operato della Corte d’appello, la quale voleva dimostrare come  l’atteggiamento del padre avesse operato un danno al giovane. Tuttavia, nessuna prova inoppugnabile o specifica a supporto delle motivazioni.

Secondo la Cassazione, la Corte d’Appello non ha tenuto conto (o non ha voluto tenere conto) della natura unicamente verbale dell’episodio. In aggiunta alle prove presentate, quest’ultimo passaggio è di fondamentale importanza in quanto si presenta un resoconto specifico sugli effetti che questo può aver portato al minore. Cade, quindi, l’aggravante.

 

Fonte: IlSole24Ore

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