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Neofascismo: il ministro Orlando tra rischi e possibili soluzioni

Nell’ultima intervista opera di Paolo Berizzi (Repubblica) il ministro della Giustizia Orlando propone spunti di riflessione utili ad arginare le preoccupazioni sollevate dopo l’episodio che ha avuto come protagonista il movimento “nero” Veneto Fronte Skinhead.

È possibile attuare lo scioglimento di tali gruppi, assicura il ministro, in quanto «la normativa spinge già in quella direzione». Quando è palese l’utilizzo di parole e messaggi tipici del fascismo, e la loro trasmissione avviene tramite forza e intimidazione, «deve intervenire lo scioglimento». Il problema, sottolinea, è il grado di adeguatezza degli strumenti normativi, per i quali sarebbe utile «una ricognizione per capire il motivo per cui le incriminazioni sono così poche»; e ciò può inficiare l’azione di scioglimento.

Secondo il ministro, il motivo di così poche incriminazioni è che «l’interpretazione della legge Scelba è stata ed è troppo riduttiva». Al suo interno, infatti, si menziona il fatto che da parte delle organizzazioni deve esserci la chiara finalità di “riorganizzazione del disciolto partito fascista”, la quale influenza molto l’applicazione della legge. Molti dei gruppi in questione, poi, dissimulano la loro natura e «furbescamente si definiscono in una certa maniera, in molti casi proponendosi come associazioni culturali o di promozione sociale».

Un caso in cui sarebbe più facile agire, continua il ministro, è proprio quello che ha visto protagonista il Veneto Fronte Skinhead. «Un conto è se si fossero limitati a distribuire volantini. Invece sono entrati in quel centro culturale e hanno imposto la lettura del comunicato, obbligando chi era lì ad ascoltare in silenzio. E stabilendo quando poteva riprendere la riunione che era in corso. Siamo di fronte a un gruppo che per costruire consenso ricorre al richiamo alla violenza».
In questi casi è possibile «procedere d’urgenza» con provvedimenti a effetto immediato. Tuttavia si ricorre poco a soluzioni simili, in quanto «l’idea di mettere al bando con un atto amministrativo un’organizzazione politica può suonare illiberale».

Una breve parentesi nei confronti di Forza Nuova e Casa Pound, le quali si sentono legittimate in quanto presenti, ormai, alle elezioni. Orlando specifica che «partecipare alle elezioni non è un salvacondotto per essere legittimati. Anche il partito nazista andò al governo con le elezioni».
Una qualsivoglia legittimazione politica, però, arriva sempre in primis dai cittadini. Storia e lezioni a parte, il neofascismo è riuscito a far presa sulle coscienze anche grazie agli errori di una classe politica che non ha saputo fare il suo mestiere. Orlando individua 3 motivi principali: «Primo: la crisi sociale, con la guerra tra ultimi e penultimi. Secondo: l’abbandono delle periferie da parte della politica, che ha lasciato vere praterie a gruppi che fanno quello che un tempo faceva la politica democratica. Costruendo rapporti con lo sport e l’associazionismo. Terzo: a sinistra è diminuito il richiamo a certi valori e simboli, antifascismo in primis. Dopo averli dismessi, è difficile recuperare».
Sembra, però, che ora la politica sia davvero intenzionata a intervenire. L’arginamento di tale “onda nera” richiederebbe «uno schieramento largo e compatto». Orlando, dal canto suo, ricorda le parole di condanna espresse da Maroni e Bossi senza poi dimenticare Dario Violi del M5S.

Una nostra riflessione finale: affinché la popolazione possa riaffezionarsi alla politica, è più logico agire sul benessere comune o sciogliere movimenti e partiti in grado di sovvertire l’ordine democratico del paese? Per la prima soluzione ci vuole tempo e molto lavoro, la seconda è più immediata ma rischia di venire fraintesa dai cittadini.
L’unica certezza è che episodi come quelli di Como non possono essere etichettati come “ragazzate” (citando il leader della Lega Nord Salvini).

 

Fonte: laRepubblica.it

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