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Sciopero degli avvocati penalisti: si approvi l’intera riforma dell’ordinamento penitenziario

Ancora in corso lo sciopero di due giorni contro la mancata approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario. Già da ieri gli avvocati penalisti hanno deciso di astenersi dalle udienze per dare vita a una protesta contro il blocco del decreto più importante dell’intera riforma, ovvero la disciplina delle pene alternative rispetto al carcere. L’Unione delle Camere penali ha invece indetto una manifestazione a Roma.
In prima fila, oltre agli avvocati penalisti, anche l’associazione Antigone e Rita Bernardini del Partito radicale. Quest’ultima, insieme a migliaia di detenuti, ha dato il via a uno sciopero della fame.

L’iter parlamentare che ha portato al testo della riforma è lungo ben quattro anni (dal 2013 al 2017), arrivando all’approvazione della prima legge delega a giugno 2017.
Approvato anche il primo decreto in data 22 dicembre 2017, il testo andrebbe ad ampliare l’accesso alle misure alternative al carcere, innalzando sia il limite di pena affinché si possa accedere all’affidamento in prova ai servizi sociali, sia riformando l’art. 4 bis, il quale vieta il ricorso a forme di pene alternative per reati quali, tra gli altri, stupro di gruppo, pedopornografia e associativi di mafia e terrorismo. Esclusi dall’elenco i condannati al 41 bis.
L’arrivo delle elezioni, però, ha bloccato tutto. «Alcuni decreti sono stati adottati, altri lo saranno nelle prossime settimane, tenendo conto delle indicazioni del Parlamento», ha cercato di rassicurare il premier Gentiloni.

L’intento della protesta è quello di spingere il legislatore a riportare «l’esecuzione penale entro una cornice di legalità costituzionale e sovranazionale dopo le umilianti condanne europee», come quella subita nel 2013 per mano della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a causa del sovraffollamento delle carceri e le condizioni di detenzione giudicate come umilianti.

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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