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Tutela del disabile: congedo straordinario per assistenza anche al figlio non convivente

Con sentenza n. 232 depositata il 7 dicembre, la Corte Costituzionale ha decretato che anche il figlio non convivente ha diritto a un congedo straordinario al fine di assistere il genitore gravemente disabile, sempre che non sia disponibile la presenza degli altri familiari indicati nell’ordine di priorità stabilito per legge: prima il coniuge convivente, poi padre e madre, poi i figli conviventi, i fratelli e le sorelle conviventi, per finire con i parenti entro il terzo grado e sempre conviventi.
Il verdetto arriva insieme alla dichiarazione di illegittimità dell’art. 42, comma V, del d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che non prevedeva il beneficio di cui sopra.

Il congedo, come confermato dai giudici, esprime i valori della solidarietà familiare, rispondendo all’esigenza di assicurare la cura del disabile all’interno della cerchia familiare così da poterne tutelare la salute in modo più efficace anche dal punto di vista dell’integrazione.
Il requisito della convivenza, seppur illegittimo, era stato comunque ideato al fine di garantire la continuità delle relazioni sociali e di cura. Tuttavia, il requisito in esame rischia di inficiare il malato nel caso in cui vengano a mancare i familiari previsti dai vari gradi di priorità (come sopra esposto). Una situazione, secondo i giudici costituzionali, meritevole di tutela, in quanto riflette «i mutamenti intervenuti nei rapporti personali e le trasformazioni che investono la famiglia, non sempre tenuta insieme da un rapporto di prossimità quotidiana, ma non per questo meno solida nel suo impianto solidaristico». In tale scala, quindi, non si può considerare tale esclusione come « criterio indefettibile ed esclusivo, così da precludere al figlio, che intende convivere ex post, di adempiere in via sussidiaria e residuale i doveri di cura e di assistenza, anche quando nessun altro familiare convivente, pur di grado più lontano, possa farsene carico».

Una volta ottenuto il congedo, precisano i giudici, il famigliare dovrà garantire al disabile assistenza continuativa e permanente.

 

Fonte: Corte Costituzionale

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