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Uber: per il Tribunale di Londra gli autisti sono dipendenti

Uber, colosso mondiale di San Francisco, è stata citata in giudizio dal Tribunale per il Lavoro di Londra al fine di riconoscere agli autisti ferie, riposo e un salario minimo. La sentenza emersa è importante poiché riconosce agli autisti lo status di veri e propri lavoratori, nonostante non gli sia attribuita la qualifica di dipendenti della società.

Non è la prima volta che la società si ritrova ad avere dei dissapori con il Tribunale di Londra: dodici mesi fa, infatti, il Tribunale aveva accolto il ricorso dei sindacati mobilitati da due autisti. Uber per risolvere la questione senza passare dal tribunale aveva proposto due accordi ai due: con il primo aveva accettato di pagare 100 milioni di dollari a favore delle migliaia di lavoratori, con il proposito di evitare di assumerli in blocco; con il secondo la società aveva firmato un accordo di rappresentanza con il sindacato IAM (International Association of Machinists), affrontando il tema della concessione di benefit e diritti.

Per ora la startup americana non dovrebbe avere grandi problemi, considerando che la sentenza pronunciata dal giudice inglese Jennifer Eady non è applicativa immediatamente a livello nazionale. La sentenza, però, potrebbe portare gli altri 50 mila autisti Uber del Regno Unito e i circa 450 mila di Europa, Africa e Medio Oriente, a fare ricorso.
La società di San Francisco ha sempre sostenuto l’autonomia dei propri lavoratori (visti un po’ come gli Ncc italiani, i servizi di Noleggio con conducente). Il general manager di Uber del Regno Unito Tom Elvidge ha dichiarato che «la maggior parte dei tassisti e degli autisti di noleggio privato sono stati considerati, per decenni, lavoratori autonomi, molto prima che la nostra app esistesse. Nel corso degli ultimi anni abbiamo migliorato la nostra app per garantire agli autisti maggiore controllo».
In qualunque caso la società ha dichiarato che presenterà un’ulteriore istanza di ricorso.

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