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Verona: polemica per l’evento di Fortezza Europa

Non mancano le polemiche in quel di Verona. Al centro del dibattito il convegno “Per una legittima difesa” organizzato dall’associazione culturale di estrema destra Fortezza Europa per giovedì 30 novembre.
Tema centrale dell’evento sarà la presentazione del libro Legittima difesa. La vera storia di una rapina finita nel sangue, scritto da Nicolò e Marco Petrali, giornalista e avvocato figli del tabaccaio milanese che nel 2003 uccise uno dei due rapinatori che fecero irruzione nel suo negozio.
L’incontro, tra l’altro, è accreditato dall’Ordine degli Avvocati locale, il quale assegnerà un credito formativo ai partecipanti.

La polemica, contrariamente a quanto si possa pensare, non riguarda il tema affrontato, ma il nome dell’associazione che l’ha organizzato. Fortezza Europa (dal tedesco Festung Europa), infatti, è il nome utilizzato dal Terzo Reich per indicare l’Europa continentale sottoposta al dominio tedesco. Ciò è bastato a bollare l’evento come “covo fascista”, quindi illegale. La cosa viene confermata dalle parole di Mattia Fantinati, portavoce M5S alla Camera, «l’Ordine degli Avvocati di Verona ritiri subito la possibilità di acquisire un credito formativo dall’incontro. Non tanto per la vicenda che ha suscitato un forte dibattito […] ma in quanto organizzato da Fortezza Europa». Dello stesso parere Mao Valpiana, Presidente nazionale del Movimento Nonviolento, il quale chiede all’Ater «di revocare la sala, all’Ordine di revocare l’appoggio e al sindaco di Verona di dissociarsi e prendere pubblica posizione», in quanto si tratterebbe di un incontro «contro la Democrazia».

Di tutt’altro avviso il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Verona, Alessandro Rigoli. In una lettera aperta indirizzata a colleghi e cittadini, scrive: «Qui si sta discutendo di un “marchio” non dell’evento in sé. Noi non siamo strumentalizzati né strumentalizzabili». «Accreditare un evento significa riconoscere il contenuto giuridico e non “dare credito” al soggetto, chiunque esso sia», continua Rigoli, specificando poi che «in questo caso i requisiti per dare credito c’erano».

Per quanto ci riguarda, appoggiamo in pieno il parere del presidente Rigoli.

 

Fonte: L’Arena

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