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Reato di tortura: Amnesty e penalisti delusi

Con 198 voti favorevoli si è concluso all’inizio di Luglio alla Camera dei Deputati l’iter della legge che istituisce il reato di tortura. Un percorso tortuoso che anche nel suo finale non mette d’accordo le parti e gli operatori di giustizia.

“Si tratta dell’ennesima sconfitta dell’attuale politica incapace di porre in essere riforme razionali del diritto e del processo penale, incurante dei continui richiami della Comunità Internazionale al rispetto dei trattati sottoscritti dal nostro Paese”. Così si sono pronunciati  gli avvocati penalisti di Verona sul nuovo reato di tortura in una nota a firma del presidente della camera penale Veronese, Federico Lugoboni.

La stessa associazione di penalisti ha organizzato, durante i giorni in cui la legge era in discussione in Parlamento,  una manifestazione di protesta contro un “testo confuso che  – secondo i legali – ha lo scopo di restringere le aree della potenziale punibilità”.

Ci sono in effetti voluti 30 perché l’Italia si dotasse di uno strumento giuridico che ratificasse la convenzione Onu contro la tortura. Motivo per cui molto spesso il nostro Paese si è trovato al centro delle critiche da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo e della comunità internazionale in generale, in particolar modo legate alla mancanza di una normativa adeguata anche a seguito dei fatti avvenuti a Genova, durante il G8 del 2001.

A 16 dagli accadimenti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto, arriva il reato comune di tortura che colpisce chi indossa la divisa (pena da 4 a 12 anni) e i semplici cittadini (da 4 a 10 anni).

Oltre che bipartisan la bocciatura del testo approvato il 5 luglio arriva anche da una delle Ong più attive a livello mondiale . “La nuova legge sulla tortura lascia l’amaro in bocca ma non è, come alcuni sostengono, inutile o controproducente“. E’ il commento del presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, diffuso il 27 giugno alla vigilia dell’avvio della discussione, in terza lettura alla Camera dei deputati, del testo di legge sulla tortura.

Dopo decenni di discussioni sterili  –  si legge nel commento del presidente sul sito www.amnesty.it  – ci si poteva attendere qualcosa di meglio della definizione confusa e restrittiva che entrerà a fare parte del nostro codice – spiega Marchesi –: una definizione che non tiene adeguatamente conto della sofferenza mentale che la tortura moderna produce e che vorrebbe che la tortura fosse tale solo in presenza di atti ripetuti. Ma dire che è inutile o controproducente è sbagliato, perché si sottovaluta la necessità di porre fine alla eterna rimozione della tortura attraverso il silenzio, scrivendo invece, una volta per tutte, quella parola indicibile nel codice penale“.

“La chiusura dell’ennesima legislatura con un nulla di fatto servirebbe invece soltanto a rassicurare ancora una volta coloro che sostengono, a torto ma con determinazione, che una legge sulla tortura, qualsiasi legge sulla tortura, sia contro gli interessi delle forze di polizia conclude Marchesi.

Il testo approvato

Circa Stefania Di Ceglie

Stefania Di Ceglie
Giornalista

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