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Cassazione: nessun risarcimento al tabagista vittima di cancro

Sei un fumatore incallito e contrai il cancro ai polmoni? Le multinazionali del tabacco e i Monopoli di Stato non ti devono alcun risarcimento.
È quanto sentenziato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 11272, esaminando il ricorso presentato dai familiari di un tabagista deceduto per le conseguenze dovute alla dipendenza sviluppata negli anni. Si va a confermare la decisione della Corte d’Appello, la quale aveva già considerato come il vizio del fumo sia in realtà una scelta libera e informata sui rischi che comporta.

La causa aveva avuto inizio quando l’uomo era ancora in vita, coinvolgendo Philip Morris Italia, il Ministero delle Finanze e il Ministero della Salute. La vicenda rispetta tutti i tratti comuni del caso: il vizio contratto in giovane età, il consumo smodato (si parla di due pacchetti al giorno), un primo tentativo di smettere poi fallito, un brutto male i cui sintomi hanno spinto il medico a insistere affinché il paziente smettesse definitivamente di fumare.
Il protagonista della vicenda aveva riconosciuto responsabili del suo tumore i distributori di sigarette: l’Ente tabacchi italiani e Philip Morris Italia, quest’ultima rea di aver inserito nei suoi prodotti delle sostanze non dichiarate atte allo sviluppo nel consumatore di una dipendenza fisica e psichica nei confronti delle “bionde”. Il Ministero della Salute, poi, si è visto accusato di non aver salvaguardato la salute pubblica, non obbligando i produttori a offrire un prodotto più naturale e meno dannoso per la salute. Un’ulteriore richiesta è stata quella di accertare la presenza di sostanze non dichiarate causa di assuefazione e malattia; il tutto, in seguito, viene portato avanti dai familiari.

Niente da fare. La Cassazione condanna i familiare a risarcire i 20mila euro delle spese processuali. Va ricordato, infatti, che «la dannosità del fumo costituisce da lunghissimo tempo dato di comune esperienza perché anche in Italia era conosciuta dagli anni Settanta, la circostanza che l’inalazione da fumo fosse dannosa alla salute e provocasse il cancro». Inoltre, la legge Comunitaria del 1990 impone l’obbligo di indicare su ogni pacchetto il contenuto di catrame e nicotina e le avvertenze riguardanti i rischi per la salute.
In conclusione, rimarcando il concetto di azione svolta in piena libertà, i giudici negano che la nicotina possa annullare in toto la capacità di autodeterminazione del soggetto. Essa crea sì dipendenza, ma è possibile uscirne se dotati della giusta forza di volontà.

 

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