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Tari: partono i rimborsi dal 2014

Sono partiti i rimborsi per quanti hanno pagato una Tari maggiorata, a partire dalla sua istituzione, nel 2014. È quanto riportato dalla circolare n. 1/DF pubblicata dal Ministero dell’economia e delle finanze, la quale fornisce chiarimenti sulle corrette modalità per applicare la tassa sui rifiuti da parte dei comuni.

Calcolo
Prima di tutto è bene specificare che la quota variabile si paga una sola volta. Si chiarisce, infatti, che per quanto riguarda le pertinenze dell’abitazione (quali garage, box, cantina ecc.) «appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica». Un diverso metodo «non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della Tari». La superficie totale dell’utenza domestica, dunque, è «la somma dei metri quadri dell’abitazione e delle relative pertinenze».

I rimborsi possibili
Molto chiaro l’invito rivolto nei confronti dei Comuni difformi ad adeguarsi a quanto stabilito, la circolare sancisce che i cittadini i quali verificano un calcolo errato della parte variabile della tassa possono richiedere il rimborso del relativo importo in ordine alle annualità a partire dal 2014 (anno di entrata in vigore della Tari).
Non sono possibili richieste di rimborso nei Comuni regolati da regole diverse (come la Tarsu) o che hanno introdotto in luogo della Tari «una tariffa avente natura corrispettiva».

Come fare domanda
L’istanza di rimborso «deve essere proposta, a norma dell’art. 1, comma 164, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento». Essa non è soggetta a particolari formalità, ma deve almeno contenere «tutti i dati necessari a identificare il contribuente, l’importo versato e quello di cui si chiede il rimborso nonché i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della Tari».

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